SPORT e Scuola

SCUOLA, SPORT, PERIFERIE E CITTA’

Scuola: il prossimo anno deve assumere natura di anno costituente, cui demandare l’individuazione di nuove pratiche, nuovi scambi e nuove funzioni della scuola, con la partecipazione attiva e creativa di bambini, bambine, ragazze e ragazzi, e un anno di apprendimento fondativo anche per i gruppi di adulti che hanno funzione educativa.


Necessariamente in presenza, capace di creare comunità, di formare nuovi cittadini e cittadine e di promuovere una visione saluto genica.
Questo documento è il frutto del lavoro di donne e uomini docenti, pedagogisti, medici, dirigenti scolastici, architetti, psicologi, educatori, sociologi, esperti nell’ambito dell’educazione e tutte le persone che vogliono costruire una scuola di tutti e tutte.
Di fronte allo scenario inedito che si è venuto a creare con la chiusura improvvisa e prolungata della scuola, abbiamo sentito l’urgenza di un confronto ampio che riportasse la scuola pubblica e il rispetto dei diritti di bambini, bambine, ragazze e ragazzi al centro dell’attenzione collettiva. Non si trattava di riflettere sull’emergenza in quanto tale, ma di mettere in evidenza il fondamentale ruolo sociale della scuola e ragionare in prospettiva, disegnando la scuola nuova di cui da molto tempo abbiamo bisogno, ora più che mai.


La scuola, infatti, non è e non può essere identificata come quel luogo chiuso fatto di banchi e sedie, dove i corpi finiscono per essere costretti a un’innaturale e prolungata immobilità.
In alternativa al dibattito che considera la riapertura della scuola un problema esclusivamente tecnico, abbiamo deciso di fare propri i contributi e la ricerca di professionisti e professioniste dell’educazione per disegnare una scuola nuova, con una speciale attenzione all’età 0-14.


Ripensare la scuola. Partiamo da una consapevolezza diffusa: il “post Covid-19” obbliga tutti ad attivare un percorso della scuola completamente nuovo, tenendo conto degli aspetti educativi come di quelli sanitari. Questo può, anzi deve, rappresentare l’opportunità per ripensare la scuola nella sua globalità di comunità educante, di promozione della salute e di luogo fisico. La scuola dell’emergenza ha stravolto soprattutto la vita di quei bambini, quelle bambine, quei ragazzi e quelle ragazze che hanno più bisogno di scuola e che – isolati nella didattica a distanza – hanno pagato un prezzo umano e sociale altissimo, che dev’essere nostra cura riparare al più presto.


La scuola che va ritrovata e nutrita da subito è un luogo a misura di bisogni educativi differenti. L’epidemia ha quindi ‘solo’ evidenziato le emergenze, ciò che già stava per esplodere e ci danneggiava. Ora si può riparare e ripartire.
Non si tratta di come stare a distanza e come portare comunque dentro le scuole bambini, bambine, ragazzi e ragazze; infatti, per quanto la scuola sia un’istituzione disciplinare, è pure un luogo di cultura, di educazione e di relazione tra le generazioni, un’istituzione in cui si dà forma a un progetto di futuro e di società. È proprio questo cammino democratico, cioè egualitario e non violento della scuola, che può riprendere adesso.


La scuola si è dimostrata necessaria, nonostante l’agonia in cui si stava dibattendo, sui difetti e sui fallimenti che tutti vedevamo: era ed è necessaria come luogo di vita e come strumento di uguaglianza.
È istituzione sociale che organizza tempo e bisogni. Grazie alla sua essenza pedagogica, diventa un luogo chiave della progettualità per condurre il progetto generativo che non è solo e soltanto delle singole famiglie.


All’interno di una visione complessiva dei servizi dove l’ente locale deve essere protagonista, perché i Comuni sono i più vicini ai bisogni (non solo educativi) dei cittadini, la centralità degli aspetti educativi e dell’istruzione rimane oggi inalterata, anzi è perfino stata rafforzata da questa emergenza.
Oggi sussiste l’occasione di declinare questo rinnovato protagonismo “politico” non nella tradizionale formula del supporto finanziario, bensì nella costruzione condivisa di politiche cittadine scolastiche ed educative nell’interesse della Città.


Anno Costituente: proponiamo un anno costituente in cui iniziare a sperimentare una nuova scuola, una scuola che possa realizzarsi progressivamente negli anni seguendo pochi chiari principi:
– riportare la scuola pubblica al centro dell’interesse collettivo;
– coinvolgere bambini, bambine, ragazzi e ragazze nella progettazione educativa;
– rispettare le loro esigenze di socialità fisica, i rituali e la memoria delle esperienze;
– rispettare i loro bisogni differenziati, con un’attenzione rinnovata e imprescindibile a coloro che hanno disabilità, sono “invisibili”, “dispersi”, in situazione di povertà educativa;
– ridurre il rapporto numerico tra educatori e bambini e ragazzi e incrementare le relazioni di vicinanza;
– prevedere la compresenza dei docenti e la coprogettazione;
– attivare la formazione di tutti gli adulti coinvolti garantendo spazi e tempi adeguati;
– creare reti educative territoriali di quartiere;
– individuare e progettare nuovi spazi educativi;
– agire precocemente affinché le nostre scelte e il nostro stile di vita siano orientati a creare condizioni di salute e benessere mentale, emotivo e fisico per tutti e tutte.


Questa apertura al territorio sarà un’apertura educativa e culturale che deve essere fatta con lungimiranza, mirando a qualcosa di valore che possa crescere insieme a bambine, bambini, ragazze e i ragazzi. Certamente questo sguardo prevede la necessità di una didattica collaborativa, esperienziale, maieutica, di rinunciare al concetto di punizione, di rafforzare la relazione e la comunicazione generativa tra tutti gli attori della comunità scolastica (dirigenti, docenti, educatori, educatrici, genitori, personale ATA).


Team multidisciplinare territoriale: dover ricorrere alla scomposizione (in termini di prevenzione) del concetto di classe in unità spazio-tempo e ridurre così al minimo le possibili occasioni di trasmissione del virus, non deve farci dimenticare che parlare di salute per bambini, bambine, ragazze e ragazzi significa prima di tutto parlare di vita sociale.
Non è qui forse nemmeno necessario ricordare l’importanza che ha la vita sociale per la loro crescita psico-fisica. Fondamentale è per loro la possibilità di vivere a contatto con i pari, fare sport, vivere all’aria aperta, ricevere un’educazione alimentare, poter condurre una vita sana, acquisire regole e competenze per sviluppare stili di vita sani.


In questo scenario, la scuola non può e non deve essere identificata come un luogo chiuso, ma deve essere ripensata e immaginata in luoghi diversi; affiancando a insegnanti altre figure come educatori, psicomotricisti, artisti, attori, danzatori; aumentando le proposte di gioco educativo e attività motorie, espressive, artistiche; focalizzando l’attenzione anche sugli adulti che di loro si prendono cura.
È necessario ripensare e rinnovare l’alleanza tra i servizi sanitari territoriali e la scuola attraverso la creazione di un team multidisciplinare territoriale che coinvolga i diversi attori della salute con un approccio salutogenico (medici – pedagogisti – psicologi).


L’équipe sostiene i gruppi a individuare i bisogni di ogni istituto/servizio, a utilizzare e coordinare le risorse, orientando tutte le azioni verso finalità educative, nel rispetto delle prescrizioni sanitarie.
Laddove non sia già presente un supporto adeguato, i professionisti dell’équipe potranno offrire consulenze alle scuole, sia su aspetti educativi e didattici sia in termini di supporto psicologico, in un’ottica preventiva e/o di intervento nel caso di criticità legate al riambientamento all’interno dei servizi e delle scuole.


Patto di Comunità: occorre garantire la sicurezza del trasporto casa-scuola, nel tragitto di eventuali spostamenti e negli spazi alternativi alla scuola che verranno individuati e predisposti per il progetto formativo complessivo, attivando percorsi che consentano a bambini, bambine, ragazzi e ragazze anche un’accessibilità dolce e sicura, ciclopedonale. È questo il momento per cogliere l’opportunità di pedonalizzare le strade davanti alle scuole, anche per favorire l’autonomia di spostamento di bambini e bambine, e per prevedere spazi coperti adibiti al ricovero di bici e monopattini.


E’ giunto il momento di cogliere la grande opportunità di realizzare un nuovo progetto pedagogico, in cui mettere in atto nuove forme e percorsi dell’apprendimento, sviluppare nuove forme di pedagogia civica, con uno sguardo di riconfigurazione radicale della politica educativa. Individuare e costruire nuovi attori, sollecitare esperienze di innovazione sociale e urbana, coinvolgere nuovi centri di produzione culturale oltre alle agenzie del terzo settore.
Mettendo in discussione l’idea che a scuola si apprende e nell’extra-scuola ci si educa, con il patto di comunità si può finalmente superare la dicotomia che separa scuola da extrascuola. Nella prospettiva di co-progettare un piano di didattica integrata, si possono articolare percorsi didattici in diverse modalità di apprendimento, facendo interagire i saperi formali e informali, facendo dialogare i diversi soggetti, insegnanti e risorse esterne del territorio (educatori, operatori culturali, operatori sportivi ecc.), stabilendo una relazione di reciproco riconoscimento formale.


Scomporre la classi a piccoli gruppi richiede un cospicuo aumento del personale, docente e non docente, obiettivo che può essere raggiunto mettendo a fattor comune diverse possibilità. Prima di tutto finanziamenti alla scuola!
Come alla Sanità, enormi sono stati i tagli di risorse finanziarie e personale inflitti negli ultimi anni alla Scuola. E, così come nell’emergenza sanitaria si sono costruiti ospedali, attivate procedure di urgenza e consegnate rapidamente lauree, così per la Scuola pubblica il Governo deve al più presto attivare risorse in termini di personale, strutture e attrezzature, tenendo presente che anche l’Amministrazione della Città Metropolitana deve dare il suo contributo.


Ruolo dell’ente locale: l’orario scolastico di città.Nel post emergenza, le Amministrazioni locali (ma prima il Governo centrale e le Regioni) devono fare la scelta politica di investire finalmente risorse sull’educazione, sulla scuola e sulla cultura per garantire i diritti fondamentali a bambini, bambine, a ragazzi e ragazze: il diritto di crescere, imparare, scoprire, esprimersi attraverso un corpo, essere presenti e visibili negli spazi pubblici della città, insomma il diritto di essere soggetti, cittadine e cittadini.

Una Scuola nelle modalità e negli spazi indicati ha bisogno di un’Amministrazione comunale che si faccia carico di promuovere e garantire la cornice istituzionale e i finanziamenti per costruire un vero e proprio patto di comunità in cui insegnanti, dirigenti, genitori, istituzioni, associazioni definiscano insieme un progetto di territorio, un’Amministrazione che abbia a cuore il benessere mentale, emotivo e fisico innanzitutto dei suoi abitanti più piccoli.
Amministrazione Comunale e Dirigenti possono coordinare, insieme agli altri soggetti coinvolti, la rete di spazi, opportunità e agenzie socio-culturali ed educative presenti sul territorio, per quanto riguarda gli aspetti logistico-sanitari, la certificazione delle agenzie e, infine, rispetto alle sinergie organizzative per arrivare a definire un orario scolastico di città, capace di socializzare aule, laboratori, palestre armonizzando tempi di ingresso e di uscita.


Un sistema integrato di servizi educativi: giungere a un sistema integrato dei servizi educativi, con la riprogettazione dell’offerta formativa in termini di territorio richiede un rafforzamento della rete orizzontale cooperativa tra scuole ed enti, tra docenti-educatori-famiglie e alunni. Questo può funzionare solo se i suoi attori escono dalla logica della gerarchia e della mera attribuzione dei servizi.
Si crea quindi una rete delle opportunità, che connette la scuola pubblica – che deve restare centrale – con i soggetti e gli attori di un paesaggio particolarmente vivo e attivo in una città come Pomigliano.


Tavolo integrato: costruire un tavolo cittadino per un sistema educativo integrato.
Il tavolo ha come scopo quello di abbandonare la logica della gerarchia e della separatezza.
L’ente locale deve dunque assumere il ruolo di coordinare, insieme agli altri soggetti coinvolti, la rete di spazi, opportunità e agenzie socio-culturali ed educative presenti sul territorio.

Partecipanti al tavolo:
– Direzioni assessorati Educazione, Edilizia Scolastica, Politiche sociali.
– Ufficio Scolastico Territoriale e Regionale, scuole Polo, scuole capofila di reti Dirigenti Scolastici
– Rappresentanti dell’Università tenendo conto della necessità di co-progettare tra le varie discipline (Scienze per la Formazione, Architettura, …)
– Servizi sanitari
– Tribunale per i minorenni
– Rappresentanti del Terzo settore
– Rappresentanti di agenzie culturali (musei, biblioteche, …)
– Garante dei diritti per l’infanzia e l’adolescenza
– Garante per la tutela delle vittime vulnerabili
– Organismi di ricerca e innovazione pedagogica (INDIRE, CIDI, Movimenti di ricerca pedagogica).

Assessorato per l’apprendimento integrato. Circa l’edilizia scolastica, è innanzitutto necessario ripensare, sempre in una prospettiva di lungimiranza, gli spazi fisici dedicati all’apprendimento, prevedere nuove architetture, nuovi luoghi urbani e territoriali educanti. Simbolicamente si potrebbe cambiare la denominazione dell’Assessorato da “all’Istruzione” a “Assessorato per l’apprendimento integrato”!
Prima di tutto bisogna prendere atto che lo stato del patrimonio edilizio è caratterizzato da scuole, soprattutto materne e nidi, realizzate negli anni ’60-’70 e giunte a fine vita negli anni ’90 (in realtà continuano ad essere utilizzate) strutturate in modo molto rigido e con numerosi spazi comuni sottoutilizzati.

È necessario pretendere dall’Amministrazione nuove scuole, con progetti pilota capaci di
avviare nuovi percorsi progettuali che ripensino l’edifico scolastico nella sua dimensione
urbana e territoriale, partendo dall’ascolto e coinvolgendo tutta la città.

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